Mobilitare tutta la comunità del Seminario Interno non è cosa da poco, ma padre Corpus ha organizzato tutto e nei minimi particolari. La pioggia, non forte, ci ha accompagnati per tutta la giornata. Niente paura gli ombrelli uno a testa e con tutti i colori dell’arcobaleno, lo stesso che il Signore ci ha dato la grazia di vedere durante il tragitto.
Si mette in marcia per prima una macchina con a bordo due seminaristi e padre Muneta, diretta alla piccola comunità dei padri di Cuenca. Il pulmino subito dopo, diretto alla “Città Incantata” , un’area naturale di 250 ettari che si estende nella zona montuosa della provincia di Cuenca e si contraddistingue per le bizzarre conformazioni rocciose dovute all’erosione dell’acqua del Jucar e ai venti. Dal 1929 è dichiarata sito di interesse nazionale.
Ma riprendiamo il nostro diario di bordo. Intorno alle 11.15 arriviamo alla Città Incantata. Scegliere un ombrello tra i tanti è facile, il problema sorge quando ci capita di prendere l’unico che non si chiude se non tenuto stretto con la mano, ma anche questo faceva parte dell’avventura. Nonostante la pioggia, l’escursione con la relativa rampicata sulle rocce compresa, si è rivelata piacevole, ogni roccia aveva la forma di qualcosa o di un qualcuno, e ognuno naturalmente diceva la sua.
Riprendiamo il viaggio alle 12.50 e arriviamo nella comunità di Cuenca alle 14.00, accolti con allegria dai padri e con due tavoli riccamente apparecchiati (antipasti, bibite, acqua e vino che non possono mancare, paté di carne con tost, zuppa, pollo, dessert).
Il padre superiore è stato quello che ci ha guidati per Cuenca, con la pioggia che non ci dava tregua, e soltanto qua e la qualche pozzanghera, dentro le quali qualcuno preso dalle bellezze naturali della città si trovava a cadere.
Cuenca, fondata dai romani appollaiata tra i 900 e i 1000 m. di altitudine a bordo di uno sperone roccioso. Nel 1996 il centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità e non è difficile capire il perché, il cuore della città, l’antico borgo Kunka si estende in cima a un cucuzzolo panoramico tutt’intorno a un castello arabo in un intreccio di viottoli e case sospese del XV secolo.
Camminiamo in mezzo a questa opera d’arte della natura e dell’uomo per arrivare alla cattedrale di stile gotico (1182- 1270) con la facciate ricostruita dopo il crollo del 1902. La cattedrale “Nuestra Señora de Gracia” edificata su una preesistente moschea è dichiarata monumento nazionale. Come se non bastasse la pioggia, siamo andati a rinfrescarci nell’ex seminario dove studiavano anche gli studenti vincenziani ora adibito un hotel – ristorante.
Dopo averci salutati con i padri, ci siamo rimessi in marcia per tornare a Teruel, non però prima di fermarci in un ristorante per una frugole cena: piatto unico, acqua e vino. La pietanza era buona, anche se non siamo riusciti a individuare cosa stava dentro. Riprendiamo il viaggio e quando tutto sembrava essere andato per il meglio, stanchi, ma soddisfatti e rilassati (chi dormiva a destra e chi a sinistra) tranne padre Corpus attento alla guida, due cinghiali ci tagliano la strada, il padre con tempestività compie una frenata degna di un fuori classe di formula uno evita l’impatto. Nessun danno al pulmino e ai cinghiali solo spaventati, ma non troppo, perché molti non ci siamo accorti di nulla, immersi come eravamo nel mondo dei sogni.
Michele Cavarra, seminarista


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